Sardegna, Silenzio e Libertà: Diario di un Educatore tra Detox Emotivo e Ritorno

Sono qui a Santa Margherita di Pula da oltre due settimane. Due settimane che sembrano un anno intero, non per la fatica, ma per la densità emotiva e il risveglio che hanno portato. Questo non è un semplice “resoconto di campo estivo“; è il diario di una ricerca interiore, un esercizio di mindfulness dettato dalle onde e dalla sabbia calda.

Mentre scrivo, ripenso alla sera in cui mi sono seduto qui sul mio letto nella mia stanzetta, con i piedi letteralmente bollenti dal sole e dalla terra di Sardegna. È una sensazione tattile, quasi un segno: questa terra mi ha scaldato l’anima e mi ha concesso un lusso che non mi concedevo da troppo tempo: la gentilezza. Ma…fino a quando?

Sardegna, Silenzio e Libertà: Diario di un Educatore tra Detox Emotivo e Ritorno

L’Atteggiamento Vero: Non Essere Distrutto

È forse la cosa più inattesa. I colleghi di questo campus, molti dei quali hanno lavorato con me in tutti e quattro i campi estivi precedenti, mi hanno fatto notare una cosa semplice ma rivoluzionaria: “Non sei stanchissimo e distrutto come al solito. Sei gentile e felice, sempre.”

Questa non è forzatura. Questo è il mio atteggiamento vero. Certo, devo ammettere con franchezza che il mio essere cinico e il mio partecipare in pillole alle feste e ai balletti ha sempre una sua presenza (!) Essere un educatore e rimanere integro, presente e sereno, senza sentirsi svuotato alla fine della giornata, è la prima vera vittoria di questo periodo di detox emotivo. Non è un miracolo, è il risultato di aver finalmente imparato a rispettare i miei tempi.

La Verità che Libera, Non lo Sforzo

Ieri sera ho riflettuto su un video di Pier Giorgio Caselli che parlava di libertà. Ho cercato il video, riascoltando le sue parole che mi hanno colpito:

“È dunque la verità che libera, non le mie idee sulla verità, non il mio sforzo di essere libero, non il mio desiderio di liberarmi: è la verità che libera.” (Sei liberato dalla Verità – Pier Giorgio Caselli[00:30])

Questa frase vorrei diventasse la bussola di questo mio percorso. La verità su di me.

Sto affrontando questo cammino con l’onestà di chi è in un percorso di recupero. Mi prendo i miei inciampi, li annoto, li rifletto. È un detox costante, non scherzo, come un alcolizzato che registra ogni ricaduta. L’unica via d’uscita è la consapevolezza, il non nascondere il nodo, ma registrarlo. Sì, è tutto troppo libero qui, parlo del nostro mondo così fortemente connesso e digitalizzato all’inverosimile; i confini si allentano, ed è proprio in questa libertà che si manifesta la mia “vecchia me” che devo tenere a bada. Ma annotare è il primo passo verso la non-dipendenza.

I Segni Inattesi di Libertà

Proprio la non-dipendenza è il segno che porto a casa con più grazia. Sabato purtroppo tornerò a casa. Ma c’è un aspetto che mi ha sorpreso e che, lo ammetto, mi riempie di un senso di libertà mai provato: gli amici non mi sono mancati.

E lo dico con la massima semplicità e affetto. Non sentirne la mancanza non è freddezza, ma la maturazione di un cammino interiore. Significa:

  • Non dipendere dal giudizio degli altri.
  • Non dipendere dallo star male che poi si riversa sugli altri.

La mia felicità (con alti e tantissimi bassi) è stata mia, generata internamente, senza l’approvazione o la stampella esterna. Questo, in un percorso di educatore che deve essere una guida solida, è un cambiamento vitale.

I “Perché” del Ritorno

Nonostante la tentazione di non voler tornare, la vita chiama. E per fortuna, mi chiama con motivazioni splendide, che sono i miei futuri punti fermi, i miei ancoraggi di fiducia:

  1. Ritornerò con piacere per riabbracciare la mia mamma. L’amore incondizionato, la base.
  2. Ritornerò con gioia per diventare a brevissimo zio. Ciao Carlotta, ti aspettiamo! La nascita, la nuova vita, la speranza pura.
  3. Ritornerò con passione per fare un giro in moto prima dell’arrivo dell’inverno. L’amore per la mia moto, la libertà del vento e della velocità controllata. La gioia di una passione personale e totalizzante. E un ringraziamento a chi mi ha aiutato a rendermela vera e vitale.

Certo, tornerò e spero di avere qualche fantasma in meno da gestire, qualche nodo in meno da sciogliere. Ma la strada è quella giusta.

Il mare, la luna, il lavoro con i bambini (che mi ha ricordato che la passione è più importante della mera tecnica, come concordato con un collega) e la solitudine riflessiva di Pula mi hanno mostrato la mia verità. E come dice Caselli, è la verità stessa a liberare.

Questo è il mio bilancio, amaro e dolce insieme, ma pieno di fiducia: i nodi sono ancora lì, ma l’atteggiamento con cui li guardo è cambiato. E questo è tutto ciò che conta.

…chissà che stavo pensando in quella foto ☺️

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